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mercoledì 25 marzo 2015

Van Gogh L'uomo e la Terra

Dal 18 ottobre 2014 all'8 marzo 2015 (mostra proprogata sino al 15 marzo 2015) 
Milano, Palazzo Reale

Orari: lunedì, martedì e mercoledì dalle 9.30 alle 19.30
giovedì, venerdì e sabato dalle 9.30 alle 22.30
domenica dalle 9.30 alle 21

Ingresso: € 11 con audioguida gratuita

La mostra presenta le opere di uno degli artisti più famosi al mondo: Vincent Van Gogh. La rassegna, a cura di Kathleen Adler, presenta una lettura dell'opera di Van Gogh del tutto inedita e si focalizza sulle tematiche legate ad Expo 2015: la terra e i suoi frutti, l'uomo al centro del mondo reale, la vita rurale ed agreste strettamente lagata al ciclo delle stagioni. In un'epoca in cui la maggiorparte degli artisti rivolgeva lo sguardo verso il paesaggio urbano, frutto dell'industrializzazione europea della fine del XIX secolo - come accadeva appunto ai neoimpressionisti - Van Gogh sposta la sua attenzione verso il paesaggio rurale e il mondo contadino. La vita e le mansioni della tradizione agreste diventano per lui materia di studio: dai primi disegni realizzati in Olanda fino agli ultimi capolavori dipinti nei pressi di Arles, Van Gogh esprime la propria affinità verso gli umili, immedesimandosi con loro e rappresentando il loro dignitoso contegno.
Appena ci affacciamo alla prima sala di questa stupenda mostra, siamo accolti da L'Autoritratto del 1887, concesso dal Kroeller-Mueller Museum. Inutile dire che si tratta di una tela importantissima e stupenda e che ci fa capire immediatamente la grandezza di questo pittore. Imperdibili le tele presenti nell'ultima sala, che ci mostrano l'ultimo Van Gogh, quello delle pennellate nervose, ma che ha acquisito una maestria da vero genio nella rappresentazione dei paesaggi che lo circondano. La mostra mi è molto piaciuta, ma devo dire che per me è stata una sorta di conferma, perché avevo avuto modi di apprezzare "Vincent" direttamente ad Amsterdam. Quindi una conferma, che mi ha entusiasmato, soprattutto nelle tele più famose. Un po' meno negli studi a matita. Inutile dire che si tratta di un vero grande della pittura e che ovviamente non potevo lasciarmi sfuggire questa mostra. Chissà quando avrò ancora l'opportunità di ammirare un Van Gogh dal vivo! Peccato per i folti gruppi di studenti: avrei pagato per potere essere lasciata un po' da sola, in contemplazione, davanti a questi dipinti di rara bellezza. Peccato anche per il fatto che la mostra fosse piuttosto piccina: arrivati all'ultima sala, mi sono ritrovata a pensare che avrei continuato volentieri ad ammirare questi capolavori.Quanto alla coda: beh, ovviamente era interminabile, ragion per cui, memore dell'ultima mostra, in cui avevo sofferto freddo e gelo, stavolta ho fatto una prenotazione dei biglietti, tramite il call center. Certo, devi dare un giorno e un'orario e quindi se per caso ti ritrovi in mezzo ad un imprevisto, ci perdi il costo del biglietto, ma ero talmente decisa ad andarci che non mi avrebbe fermato niente e nessuno.

Paesaggio con covoni di grano e luna che sorge, 1889


venerdì 27 febbraio 2015

Marc Chagall - Una retrospettiva 1908-1985

Dal 16 settembre 2014 al 1 febbraio 2015 - Milano, Palazzo Reale

Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30;
martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30;
giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

Ingresso € 11 con audioguida gratuita


La mostra monografica di oltre 220 opere è la più ricca retrospettiva mai dedicata in Italia al grande pittore russo innamorato dell'Europa. Si sono potuti ammirare la poesia e il colore dei dipinti dell'eclettico poeta con il pennello, Marc Chagall, sala dopo sala. Le opere, provengono da tutto il mondo e vanno dalle più conosciute al pubblico amante dell'arte, a quelle inedite. Le tele provengono da oltre cinquanta collezioni pubbliche e private e dai principali musei internazionali quali il MoMa, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Washington, il Centre Pompidou di Parigi e il Museo Nazionale Russo di San Pietroburgo. Quadro dopo quadro si svela la storia di Chagall che si intreccia per quasi un secolo con i drammatici eventi storici del XX secolo e con l'entusiasmo creativo delle avanguardie come il fauvismo, il cubismo e il surrealismo del Novecento. Guerra, distruzione, divisioni religiose ed etniche; l'amore, l'amicizia e la speranza; il viaggio, la fuga e il ritorno; la fantasia, i vividi colori e la costante gioia di vivere. Un viaggio che illustra cronologicamente le tappe artistiche del genio ebreo, nato in Russia a Vitebsk, oggi Bielorussia e sbocciato tra Parigi, la Costa Azzurra e la Provenza, il Portogallo, la Spagna e l'America. Niente da dire sulla mostra: completa. Forse sarò io che non ho compreso appieno questo artista, ma sinceramente tra i richiami all'iconografia biblica del Vecchio Testamento e dei Vangeli, le immagini dell'inconscio e della quotidianità, i fiori, le capre, il Cristo in croce che indossa lo scialle per la preghiera degli ebrei, il gallo, i rabbini, le spose, la pendola, il candelabro, l'ebreo errante, l'asino... il tutto coloratissimo... non so, io l'ho trovato pesantino. Un po' too much. 


Il compleanno, 1915





martedì 16 settembre 2014




La serie tv "Lost" ha vinto: Emmy Awards 2005: Miglior regia per una serie drammatica (J.J. Abrams), Miglior serie drammatica, Golden Globes 2006: Miglior serie drammatica, Emmy Awards 2007: Miglior attore non protagonista per una serie drammatica(Terry O'Quinn/John Locke), Emmy Awards 2009: Miglior attore non protagonista per una serie drammatica(Michael Emerson/Benjamin Linus)


Lost

(Stati Uniti, 2004 - 2010)
Serie tv -  Stagioni 6 - Episodi 114 - Durata episodio 40'
Ideatori: J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber 
Genere: AvventuraCatastroficoDrammaticoFantascienza


Quando parliamo di Lost, serie tv trasmessa per la prima volta negli USA nel 2004 e giunto al termine con la sua sesta stagione, non parliamo solo di una serie tv di successo ma di un vero e proprio “caso televisivo”. Motivo principale una storia assolutamente innovativa costruita con una struttura del tutto particolare, in grado di rendere questo telefilm celeberrimo in tutto il mondo. Ogni episodio di Lost inizia infatti con un piccolo prologo di pochi minuti che giunge subito ad un culmine di drammaticità spezzato dalla comparsa del logo di Lost che appare ruotando verso lo spettatore. Di seguito l’inizio dell’episodio, anche questo con una struttura originalissima: all’interno non viene mai narrata una storia sola, bensì due: una appartenente al presente ed un’altra costituita da vicende accadute nel passato (e dalla terza stagione anche nel futuro) di quel dato personaggio su cui l’episodio ha deciso di porre l’attenzione in particolare.
Ambientato su una misteriosa isola tropicale in cui si ritrovano i sopravvissuti di un disastroso incidente aereo (a precipitare è il volo Oceanic 815 da Sidney a Los Angeles), “Lost” è totalmente incentrato sui suoi personaggi principali (all’incirca una quindicina in media), raccontati appunto uno ad uno attraverso flashback e flashforward nel corso degli episodi e delle stagioni. Insieme a loro c’è appunto l’Isola e il mistero fitto che nasconde al suo interno, ovvero “gli Altri” e il “Dharma Initiative Recruiting Project”.
Tema fondamentale e ricorrente, in “Lost”, è quello della Redenzione. La maggior parte dei superstiti del volo Oceanic sono infatti convinti di essersi comportati male nel loro passato e cercano dunque nell’Isola il modo di redimersi. Molti dei fedelissimi seguaci della serie sono inoltre convinti che sia proprio questa la chiave, il motivo per cui i superstiti del volo 815 sono lì sull’Isola.
Ed è proprio il mistero, la possibilità di mettere in piedi un numero davvero infinito di supposizioni (oltre ad una regia e ad una sceneggiatura a dir poco eccellenti) che ha reso “Lost” un vero e proprio fenomeno in grado di vincere numerosi riconoscimenti tra cui due Emmy e un Golden Globe come miglior serie drammatica del 2006 e di essere seguito da milioni di fans sparsi per tutto il pianeta.
La mia opinione è che gli autori della serie abbiano messo troppa "carne al fuoco" e di conseguenza spesso ho notato delle incongruenze e mi sono posta delle domande, alle quali non si è mai data una risposta. Alcuni rumors dicevano che "Lost" doveva finire con la quarta stagione, ma che considerato il grande successo si sia deciso di proseguire per altre due stagioni, che infatti risultano essere le meno belle. Nel complesso diciamo che "Lost" è una serie tv dalla trama imprevedibile e molto articolata, in alcuni tratti addirittura delirante. Molte puntate mi hanno appassionato, lasciandomi inchiodata allo schermo, soprattutto alcuni finali di stagione; di altre invece sono stata un po' meno entusiasta. Gli attori ci regalano sempre delle ottime prove, complice anche un' eccellente regia. Non posso dire che sia la mia serie tv preferita, ma tutto sommato l'ho abbastanza gradita e sicuramente centra il suo obiettivo, cioè l'evasione e l'intrattenimento. 

sabato 23 agosto 2014

Klimt - Alle orgini di un mito


Dal 17 aprile 2014 al 13 luglio 2014 - Milano, Palazzo Reale

Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30;
martedì, mercoledì e domenica dalle 9.30 alle 19.30;
giovedì, venerdì e sabato dalle 9.30 alle 22.30.

Ingresso € 11 con audio guida gratutita


La mostra, organizzata dal Comune di Milano, Palazzo Reale, realizzata in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna, presenta per la prima volta a Milano alcuni dei più noti capolavori provenienti dai più importanti musei. Però, chi si recherà a Palazzo Reale alla ricerca di un contatto ravvicinato con Klimt e ciò che lui incarna (che è poi quello che si ama delle sue opere) e cioè lo spirito della Secessione viennese, la versione austriaca dell'Art Nouveau francese, rimarrà un po' deluso, come lo sono stata io. Perché non c'è solo Gustav Klimt: c'è anche Ernst Klimt, il fratello scomparso precocemente, e c'è pure Georg Klimt, specializzato in rame a sbalzo e cornici. E poi ci sono gli amici e colleghi della Compagnia degli Artisti: Franz Matsch, Laufberger, Veith, Moser e tanti altri ancora. Insomma ci sono proprio tutti, tranne che Klimt. Infatti delle tele esposte, circa un centinaio, solo 20 portano la firma di Gustav Klimt; ma non solo, le opere che rappresentano il Klimt della Ver Sacrum (primavera sacra) della Secessione viennese, si contano sulle dita di una mano. C'è una riproduzione del fregio di Beethoven, c'è la celebre Salomè e c'è l'incompiuto Adamo ed Eva. Manca tutto il resto. Non ultimo il celebre "Il Bacio".
Quando so che sta per partire la mostra di qualche pittore che vorrei andare a visitare, mi riprometto sempre di essere una dei primi visitatori. Invece anche questa volta, e non è la prima, mi sono ridotta ad andare il giorno 12 luglio (la mostra chiudeva i battenti il 13). Uno dei lati positivi di andare fra gli ultimi, uno dei pochi lati positivi a dire la verità, è che almeno non fai la coda. Stavolta invece non è andata così: un'ora e mezza di coda prima di riuscire a fare il biglietto... meno male che la giornata era abbastanza nuvolosa e almeno non abbiamo sofferto, sotto il sole di luglio. Oltra alla coda, il lato negativo di tutto ciò è che una volta che entri nelle sale, c'è caos... non si riesce a muoversi con facilità, né a godersi appieno i quadri, per via della gente che si accalca davanti al tal dipinto o al tale altro. Se poi la tela è "importante" è quasi impossibile riuscire ad ammirarla nella sua pienezza, perché tutte le persone si concentrano lì davanti e a volte anche un po' maleducatamente, non si schiodano nemmeno con le cannonate (forse saranno colpiti dalla sindrome di Stendhal?!). Infine, l'audioguida: infilo le cuffie e parte il racconto e la spiegazione delle tele... nulla da dire nei confronti della voce narrante, né del traduttore del curatore della mostra, l'affermato studioso di Klimt e vicedirettore del Belvedere Alfred Weidinger, ma ORRORE... quando apre bocca la maggiore esperta di Klimt in Italia... vengo assalita da un forte accento siciliano, molto sgradevole!!! Per quanto riguarda la sua preparazione non mi permetto di mettere becco, anzi chapeau perché spiegava tutto nei minimi dettagli e parlando veramente con cognizione di causa, ma devo dire che si faceva molta fatica a seguirla perché l'accento era davvero molto forte per cui il tutto risultava molto fastidioso... io le suggerirei un piccolo corso di dizione... Nel complesso comunque per me è un grosso NO!

Salomé, 1909

venerdì 30 maggio 2014

Mein Kampf
Autore Adolf Hitler


Il Mein Kampf di Adolf Hitler è un documento storico notevole per comprendere l'epoca e le caratteristiche del movimento fondato dal suo autore. Gli anni giovanili di Hitler rappresentano qualcosa di particolarmente significativo per la comprensione del periodo fra le due guerre. Hitler passò quegli anni a Vienna in condizioni di grave difficoltà economica nonostante la sua famiglia non fosse esattamente povera. Una condizione che sicuramente contribuì ad accumulare un odio profondo verso la società, la classe borghese e le sue istituzioni. Di quel periodo il futuro führer scriverà: "Il ricordo più' triste e infelice che ho di Vienna è ricordare quella gente felice di Vienna". Hitler avrebbe potuto essere un simpatizzante dell'estrema sinistra, ma la sua origine non operaia, sicuramente contribuì a tenerlo lontano da quella area politica. L'interesse per la politica nacque abbastanza avanti con l'età, a trent'anni, fortemente colpito dalla sconfitta della Germania, che come molti attribuì all'opera di tradimento di alcune categorie importanti della nazione fra le quali la borghesia ebraica. Hitler aderì al Partito dei Lavoratori Tedeschi, un partitino abbastanza singolare che univa al socialismo l'idea nazionalista; il programma politico del 1920 parlava infatti di una "grande Germania", dell'attribuzione di tutte le cariche dello stato ad autentici tedeschi, ma anche di "statizzazione di tutte le imprese associate", di un potere centrale forte, di assistenza pubblica, e stabiliva che "l'attività del singolo non deve urtare contro gli interessi della comunità ma deve applicarsi nel quadro della collettività e per il bene di tutti". Il programma prevedeva l'eliminazione del parlamentarismo, la soppressione di molte libertà, e infine un punto abbastanza singolare che stabiliva la sostituzione del diritto romano con quello comune germanico, l'eliminazione in pratica dell'ordinamento giuridico fondato sull'individuo. Grazie alle sue grandi capacità di teatralità e di trascinatore Hitler riuscì a prendere le redini del partito e a portarlo ad una notevole crescita di adesioni. Nel 1923 creò sconcerto la sua presa di posizione sulla occupazione francese della Ruhr; mentre buona parte dell'opinione pubblica e dei movimenti politici di destra manifestavano il loro senso di patriottismo, Hitler contestava la classe dirigente del paese. Sempre in quell'anno tentò una grande iniziativa, comunicò che era in atto un colpo di stato a Monaco (in realtà un'iniziativa non condivisa dagli altri gruppi della destra bavarese) e invitò la gente a manifestare per le strade, si trattò sostanzialmente di una farsa, e la polizia non trovò particolari difficoltà a fermare i manifestanti. Hitler venne arrestato. Proprio durante la detenzione iniziò a scrivere la sua opera principale, il Mein Kampf, terminata due anni dopo. I temi trattati dal libro sono numerosi, e tutti significativi, la razza, le ragioni della disfatta tedesca, la creazione del partito nazista, l'importanza della propaganda e di altri elementi organizzativi che sembrano ripresi dalle organizzazioni di massa della sinistra. Si parlava inoltre delle nefandezze della borghesia, dell'ebraismo e del marxismo. Il libro al di là del suo contenuto ideologico costituisce un documento storico notevole che contiene importanti informazioni per capire il programma nazista, la personalità del suo autore, come anche informazioni sulla lotta politica in quegli anni, e sui limiti dei tradizionali partiti di destra. L'opera inoltre è abbastanza rappresentativa della sua epoca, la sua esposizione è confusionaria e addirittura contraddittoria (si parla di una alleanza con l'Italia e insieme della necessità di togliere a questa nazione l'Alto Adige), ma anche altamente suggestiva ed efficace. In un periodo profondamente turbato come quello in cui è stata scritta l'opera, con i tentativi insurrezionalistici dell'estrema sinistra, la rovina economica del ceto medio a causa dell'inflazione, e l'umiliazione tedesca provocata dalla occupazione della Ruhr, un'opera del genere non poteva passare inosservata. L'elemento irrazionale giocò un ruolo notevolissimo nel successo personale dell'autore e del suo movimento, le testimonianze di Albert Speer che ammise i suoi limiti in materia politica e la sua ammirazione esaltata per quell'uomo, e quella simile di Rudolf Höss, confermano tale situazione. La società ideata da Hitler è una società chiusa, non solo la nazione costituiva una entità a sé stante, come nel tradizionale nazionalismo, ma la nazione non ammetteva differenziazioni al suo interno, e si identificava strettamente con una razza. Una razza compatta dove gli uomini si sentivano profondamente legati fra loro, e dove c'era poco spazio per le iniziative personali, una specie di comunismo, sia pure sui generis e antiprogressista. "Se il popolo tedesco, nella sua evoluzione storica, avesse avuto quell'unità di gruppo che ebbero altri popoli, oggi il Reich tedesco sarebbe padrone del mondo" scrisse parlando del mondo come si presentava allora. Un'altra caratteristica che avvicina l'autore del Mein Kampf ai pensatori comunisti era la tendenza all'utopismo, ciò che si proponeva non era un semplice cambiamento politico ma un cambiamento della natura umana, la distruzione di un mondo per arrivare alla creazione di un nuovo mondo caratterizzato da una società perfetta. Come altri pensatori utopisti Hitler riteneva che fosse esistito un periodo d'oro dell'umanità, in cui gli uomini non si preoccupavano di problemi materiali, ma di migliorare le proprie qualità morali. Hitler era cosciente che la sua idea di eliminare certe aspirazioni nell'essere umano, (fra le quali la brama del denaro), e rendere l'uomo pienamente disciplinato era un obiettivo non raggiungibile che lo esponeva alle critiche, e scrisse "Non si affermi che questo è uno stato ideale che non si può attuare in realtà, e non si attuerà mai". In realtà lo spazio dedicato nell'opera alla razza ariana non è molto, maggiore è quello sulla questione ebraica. Dalla lettura del libro risulta difficile comprendere le ragioni dell'odio verso quel popolo. Gli ebrei sono oggetto di molte accuse, ma non vi sono argomenti razionali o prove concrete a supporto. Gli ebrei, che a volte si confondono con la classe borghese in generale, sarebbero infidi, controllerebbero la stampa e una parte notevole della finanza, infine sarebbero i fautori del bolscevismo, oltre che componenti della "tenaglia giudaico-massonica". In certe parti dello scritto il tono contro gli ebrei raggiunge livelli apocalittici, gli ebrei sarebbero "il meschino nemico del mondo vera causa di tutte le disgrazie" e si ricorda che "l'ebreo non riesce a organizzare ma soltanto a mettere caos".  In molte parti il Mein Kampf appare come lo scritto di un agguerrito oppositore del capitalismo. Rivolgendosi ai borghesi Hitler scrisse: "Per voi c'è un unico pensiero: la vostra esistenza personale, e un unico Dio: il vostro denaro! Ma noi non ricorriamo a voi, ma alla grande schiera di quelli che sono poveri poiché la loro esistenza esprima la più grande felicità della terra, a quelli che onorano non il denaro, ma altri Dei, ai quali dedicano la loro vita". In altre parti si accenna ad una certa eguaglianza delle retribuzioni, ed infine si afferma: "Già nell'animo dei giovani bisogna imprimere la cognizione del profondo legame del nazionalismo col sentimento della giustizia sociale". Il pensiero di Hitler sulla questione della organizzazione di partito e sui limiti dei partiti borghesi, risulta lucido e mette in luce la sua originalità, cosa che influirà molto sul successo del suo movimento. I partiti di destra in Germania come nel resto d'Europa erano ancora legati ad un modo di fare politica ottocentesco, fatto di notabili riconosciuti per la loro professionalità, il loro equilibrio e il loro senso dello stato. Le organizzazioni di massa con i loro slogan e i loro apparati propagandistici erano una caratteristica della sinistra che non trovava riscontro nelle altre formazioni politiche, e dopo la Prima Guerra Mondiale con la sua grande mobilitazione di popolo, tale situazione costituiva un grave limite. Nel Mein Kampf si legge un' interessante descrizione del clima politico di quegli anni: "Mentre i partiti borghesi, nel loro uguale grado intellettuale, formano esclusivamente un gruppo insubordinato e inabile, il marxismo costituì col suo meno dotato materiale umano, un esercito di partito... Lo scrittorucolo borghese invece, che esce dalla sua stanza di lavoro per presentarsi alla massa, s'ammala già per l'odore della folla e i suoi scritti non gli sono affatto utili. Ciò che rese ben disposti al marxismo milioni di lavoratori non è tanto lo stile dei dotti marxisti quanto l'inesauribile e veramente formidabile opera di propaganda di decine di migliaia d'instancabili agitatori". Hitler entrò anche maggiormente nel dettaglio e descrisse l'atmosfera annoiata delle riunioni del Partito Popolare e del Centro Bavarese, che stentavano ad avere presa sui cittadini, e scrisse che per arrivare al successo, un gruppo politico doveva non limitarsi alla esposizione dei semplici programmi politici ma far leva sul lato emozionale: "Potei io stesso sentire e comprendere con quanta facilità il popolano si sottometta all'incanto affascinante di una potente messinscena". Le grandi manifestazioni naziste furono infatti caratterizzate da una grande spettacolarità che suscitava forte eccitazione sia fra i sostenitori che fra i suoi avversari, e gli stessi comizi di Hitler erano caratterizzati da continui incitamenti accompagnati da quella che gli psicologi chiamano una potente comunicazione non verbale. 



TORTA AL LIMONE VEGAN

INGREDIENTI
1 bicchiere e mezzo di farina
mezzo bicchiere di zucchero
1 cucchiaino di bicarbonato
la scorza grattugiata e il succo di 1 limone
acqua
6 cucchiai di olio
1 cucchiaio di aceto
vanillina



PREPARAZIONE
Mescolare tutti gli ingredienti secchi (farina, zucchero, bicarbonato e vanillina).



Versate nel bicchiere che state utilizzando come unità di misura il succo del limone. Poi aggiungete acqua fino a riempire il bicchiere. Unite questo mix di acqua e limone alla miscela di ingredienti secchi, mescolate e unite tutti gli altri ingredienti.



Prendete uno stampo, ungetelo con olio e infarinatelo. Versatevi l'impasto e cuocete per una 20ina di minuti a 180°.



Fate raffreddare e spolverate con zucchero a velo.



lunedì 5 maggio 2014

VASSILY KANDINSKY. LA COLLEZIONE DEL CENTRE POMPIDOU

Dal 17 dicembre 2013 al 27 aprile 2014 - Milano, Palazzo Reale

Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30;
martedì, mercoledì e venerdì dalle 9.30 alle 19.30;
giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30.

Ingresso € 11 con audio guida gratutita

La mostra è una grande restrospettiva monografica del pittore, nato in Russia,vissuto in Germania e morto a Parigi (1866-1944) e presenta opere fondamentali della sua arte. Folgorato sulla via della mostra degli Impressionisti a Mosca del 1896, Kandinsky lascia la carriera universitaria per diventare pittore. Segue il classico cursus degli studi sotto la guida di grandi maestri a Monaco e soggiorna dal 1906 al 1907 a Sèvre, vicino a Parigi.
Sviluppa così il suo pensiero artistico, che abbraccia numerosi campi, la pittura, la musica, e il teatro nei quali cerca e difende lo spirituale nell’arte.
Kandinsky è stato uno dei pionieri dell’arte astratta. Il suo lavoro è stato riconosciuto e apprezzato già mentre era in vita, soprattutto in Germania dove gli fu offerta una cattedra al Bauhaus (scuola di arte e architettura tra le più famose al mondo) e poi, in Francia dove visse per undici anni fino alla morte avendo molti amici grandi pittori come Mirò. Bollate come arte degenerata da Adolf Hitler nel 1937, l’arte di Kandinsky, così apparentemente semplice e leggera, è in realtà un intricatissimo gioco di partiture, suonate da un’orchestra invisibile. La collezione del Centre Pompidou esposta a Milano è la più grande al mondo.
Ci si trova subito immersi in una sala con le pareti completamente decorate sulla base di alcune tavole che Kandinsky aveva realizzato per un salone in Germania. Il tutto è stato allestito per la prima volta in Italia. Con 145 metri quadri di superfici dipinte che rapiscono lo sguardo e danno le vertigini anche ai più esperti. Il tuffo emotivo nelle linee e nei colori prosegue e si dilata in altre otto sale dove sono esposti più di 80 pezzi tra quadri e disegni, esposti in ordine cronologico. 
Da Vecchia città del 1902 a Blu di cielo del 1940 passando attraverso Mulini a vento (1904), Nel grigio (1919), Giallo, rosso e blu (1925) Accento in rosa (1926), Insieme multicolore (1938).
L'arte di Kandinsky può sembrare oscura e per capirla vorrei partire dalla parola "astratto", cioè "senza riferimento a cose reali". Ma siamo sicuri che sia così? Pensiamo che le cose reali siano solo quelle che si toccano? Per Kandinsky gli stati d’animo erano dei soggetti perfetti, oltre che belli, per i suoi dipinti. Ma come si possono rappresentare? Nei suoi numerosi scritti, il pittore ha spiegato che ogni colore ha una sua forma privilegiata e può corrispondere a una passione. Una sorta di dizionario dove ogni cromatismo ha il suo significato preciso.
Kandinsky è un grandissimo della pittura e non si può fare a meno di ammirarne l'arte, che denota enorme sensibilità artistica che arriva e tocca la nostra spiritualità. Nonostante tutto ciò, devo dire che durante tutta la mostra sono rimasta abbastanza tiepida e non ho provato grandi emozioni ammirando questi capolavori (per avere un'idea anche del valore economico di quello che ci troviamo di fronte, basti pensare che per la casa d'aste più famosa del mondo, Christie’s, un’opera della serie Improvvisazioni è stimata tra i 20 e i 30 milioni di dollari).
Probabilmente si tratta di una mia mancanza, non ho capito appieno questo grande artista. O forse, complice il fatto che ho visitato la mostra in un pomeriggio prefestivo, le sale erano troppo affollate e quindi non sono riuscita a godermi la bellezza delle opere.
Nota di merito per "Giallo, rosso e blu" che non ha mancato di suscitare in me grande ammirazione e la tipica sensazione di grande fortuna, che spesso mi capita di provare quando mi rendo conto di avere l'opportunità di vedere dal vivo opere immense e che mi spingono a pensare sempre più che l'arte non può e non deve essere il privilegio di pochi, ma che altresì deve essere alla portata di tutti, nella sua universalità.


Giallo, rosso e blu, 1925