Translate

mercoledì 17 agosto 2016

Joan Mirò. La forza della materia



Dal 25 marzo all'11 settembre 2016  
Milano, MUDEC - Museo delle culture

Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30
giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

Ingresso: € 12; audioguida € 5

Sono più di 100 le opere esposte al Mudec per Joan Mirò. La forza della materia: un percorso cronologico suddiviso in quattro sezione tematiche che ricostruisce l'attività dell'artista grazie alle opere provenienti dalla Fundaciò Joan Mirò di Barcellona, dalla collezione di famiglia dell'artista e da prestatori europei. "Il percorso di visita, suddiviso in 4 sezioni - spiegano gli organizzatori - è stato studiato per accompagnare il visitatore
attraverso il contesto storico dell'epoca, le diverse tecniche artistiche utilizzate dal maestro catalano e, più in generale, con una particolare attenzione alla materia e alla matericità." 

PRIMA SEZIONE

Gli anni Venti e le influenze dagli amici. Le prime sperimentazioni di tecniche e superfici nuove e insolite e la consapevolezza di voler andare oltre la pittura tradizionale. Gli anni della Guerra civile spagnola e della Seconda Guerra Mondiale e il rapporto con il disegno. Le opere piccole.

SECONDA SEZIONE

Gli anni del dopoguerra spagnolo e la dittatura franchista. Il prestigio internazionale. Il trasferimento a Palma de Maiorca dove l'amico architetto Josep Lluìs Sert progetta il suo studio. Il tempio della meditazione e delle grandi opere pittoriche. Gli anni Sessanta e la cultura surrealista dell'oggetto. La scultura in bronzo e l'assemblaggio di oggetti presi dal quotidiano. 

TERZA SEZIONE

La produzione artistica degli anni Settanta. "Nel 1974, per celebrare l'ottantesimo compleanno dell'artista il Grand Palais di Parigi gli dedica un'importante retrospettiva. Benché anziano, Mirò coglie l'occasione della mostra per presentare un numero cospiquo di opere nuove che, oltre a sottolineare la sua attenzione ai cambiamenti sociali, mettono in discussione l'essenza stessa della pittura. Nel tentativo di eliminare ogni traccia d'illusione, la sottopone a pratiche poco ortodosse - brucia, lacera e perfora la tela - e impiega i supporti più insoliti - assi di legno, carta vetrata, dipinti d'arte pompier, ecc. - distruggendo e creando al tempo stesso. Dissacrando la pittura non intende solo provocare l'osservatore, ma anche mettere in dubbio il valore economico dell'opera d'arte."

QUARTA SEZIONE

Le altre tecniche di Mirò: la scultura, l'arazzo e l'incisione con l'acquaforte e l'acquatinta, il carborundum, un procedimento grazie al quale riesce adarricchire la materia e potenziare il tratto. L'opera multipla: litografie ed incisioni raggiungono una diffusione più ampia dei dipinti. Le collaborazioni con gli artigiani. 

Il bello di questa mostra è che quando siamo andati a visitarla, mio marito ed io, non c'era praticamente nessuno. Abbiamo avuto occasione di ammirare le varie opere esposte, senza interferenze di nessun genere; benché non abbia molto apprezzato la prima sezione, molto ripetitiva (la donna, gli uccelli, la notte... ripetuti all'infinito), ho amato le altre sezioni, in particolare l'ultima. 


Donna nella notte, 1973
Pittura acrilica su tela , cm 195 x 130


martedì 7 giugno 2016



Star Wars: Il risveglio della Forza è un film del 2015 diretto, co-scritto e co-prodotto da J. J. Abrams



Star Wars: Il risveglio della Forza


(Stati Uniti, 2015)

Regia: J. J. Abrams
Cast: Harrison Ford, Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Lupita Nyong'o, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Peter Mayhew, Max von Sydow
Genere: fantascienza, azione


All'incirca trent'anni dopo la battaglia di Endor e la distruzione della seconda Morte Nera, Luke Skywalker, l'ultimo Jedi, è scomparso. Sia la Resistenza, una forza militare sostenuta dalla Nuova Repubblica e guidata dal generale Leia Organa, sia il sinistro Primo Ordine, nato dalle ceneri dell'Impero Galattico, perlustrano la galassia nel tentativo di trovarlo.

Poe Dameron, il miglior pilota della Resistenza, viene mandato su Jakku per incontrarsi con l'anziano Lor San Tekka e recuperare una mappa che si crede conduca a Luke. Allo stesso tempo anche il Primo Ordine sta cercando di recuperare la mappa; il misterioso Kylo Ren atterra su Jakku e attacca il villaggio in cui si trova Poe. Quest'ultimo nasconde la mappa nel suo droide, BB-8, e lo manda via. Kylo uccide Tekka, cattura Poe e ordina agli assaltatori di massacrare gli abitanti del villaggio.

Uno degli assaltatori, FN-2187, incredulo di fronte alla brutalità del Primo Ordine, aiuta Poe a fuggire; i due rubano un caccia TIE ma vengono abbattuti e precipitano su Jakku. FN-2187, ribattezzato Finn da Poe, sembra essere l'unico sopravvissuto. Nel frattempo BB-8 viene trovato da Rey, una ragazza che sopravvive vendendo rottami trovati nel deserto e che è in attesa dei suoi genitori. Finn incontra Rey e BB-8, ma improvvisamente i tre vengono attaccati dal Primo Ordine e fuggono a bordo di una vecchia nave abbandonata, il Millennium Falcon.

Han Solo e Chewbacca catturano il Falcon, che era stato rubato loro anni prima. Han rivela che Luke scomparve dopo che uno dei suoi apprendisti passò al Lato Oscuro. Alla Base Starkiller, un pianeta convertito in una super-arma capace di distruggere interi sistemi stellari, Kylo Ren viene informato dal sinistro Leader Supremo Snoke, suo maestro, che l'unico modo per resistere al richiamo del Lato Chiaro è uccidere suo padre, Han Solo. L'equipaggio del Falcon si reca sul pianeta Takodana per incontrare Maz Kanata, una piratessa aliena che può aiutare BB-8 a raggiungere la Resistenza. Nei sotterranei del castello di Maz, Rey trova la spada laser appartenuta a Luke e a suo padre prima di lui e ha una visione indotta dalla Forza. Maz spiega che è prescelta a possedere l'arma ma Rey, spaventata e confusa si rifiuta di toccarla. La piratessa consegna la spada a Finn, in modo che possa consegnarla alla ragazza quando sarà pronta.

Il Primo Ordine attacca il castello di Maz. Nel frattempo la Base Starkiller, su ordine del generale Hux, distrugge l'intero sistema stellare di Hosnian. La Resistenza, guidata dallo squadrone di X-wing di Poe Dameron, sopravvissuto all'impatto su Jakku, giunge in soccorso di Han, Finn e BB-8; tuttavia Rey viene catturata da Kylo Ren e portata a bordo della Base Starkiller. Kylo, rivelato il suo vero volto, tortura mentalmente Rey per cercare di ottenere i dettagli della mappa, ma la ragazza riesce a resistergli. Approfittando dell'assenza di Kylo, Rey fugge usando un trucco mentale Jedi. Intanto Han, Finn e BB-8 si recano su D'Qar, la base della Resistenza, per cercare di ideare un piano per fermare il Primo Ordine.

Il Primo Ordine punta la Base Starkiller contro D'Qar; Finn, Han e Chewbacca vengono mandati in missione per sabotare l'arma e permettere agli X-wing della Resistenza di penetrare le difese e distruggerla. Il gruppo riesce a trovare Rey e a piazzare numerosi esplosivi per sabotare la Base Starkiller. Han si confronta con Kylo Ren chiamandolo con il suo vero nome, Ben, e cerca di convincerlo ad abbandonare il Lato Oscuro e a tornare a casa con lui, ma Kylo lo trafigge con la spada laser, uccidendolo. Accecato dal dolore per la perdita dell'amico, Chewbacca colpisce Ren con la sua balestra laser e innesca gli esplosivi.

I piloti della Resistenza superano le difese del Primo Ordine e attaccano la Base Starkiller, innescando una reazione a catena che fa collassare l'arma. Nel frattempo Kylo, ferito, insegue Rey e Finn, che lo affronta usando la spada laser di Luke. Finn viene ferito gravemente, ma Rey recupera la spada laser e combatte contro Kylo. La ragazza riesce a sopraffare Kylo grazie alla Forza e a sfregiarlo in volto, ma i due vengono separati da una voragine che si apre nel terreno. Snoke ordina al generale Hux di evacuare il pianeta e portare Kylo con sé; Rey, Finn e Chewbacca fuggono invece a bordo del Falcon.


Il gruppo fa ritorno su D'Qar, dove il droide R2-D2, spentosi dal giorno della partenza di Luke, si riattiva e rivela il resto della mappa. Rey parte insieme a Chewbacca e R2-D2 a bordo del Falcon per raggiungere Luke su un'isola di uno sperduto pianeta, e gli porge la sua spada laser.

Il Risveglio della Forza parte con 50 minuti di straordinario impatto,  spettacolo puro, una macchina gigantesca che si muove con grazia invidiabile, coniugando effetti moderatamente speciali a soluzioni antiche. Non si poteva chiedere di meglio. Mantiene la propria coerenza e una valanga di dettagli e oggetti di scena visti nella trilogia originale. il film, pur seguendo con impressionante fedeltà la struttura di Episodio IV, in versione al femminile e non al maschile, è in linea quindi con i blockbuster degli ultimi anni.




giovedì 31 dicembre 2015

GIOTTO, L'ITALIA

Dal 2 settembre 2015 al 10 gennaio 2016  
Milano, Palazzo Reale

Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30
giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

Ingresso: € 12 con audioguida gratuita

La mostra di Giotto ha portato finalmente in città un artista protagonista della storia d'Italia, che nella sua grandiosa carriera lavorò anche a Milano.
Al fine di celebrare l'importanza di Giotto nel contesto milanese e lombardo, viene così dedicata al maestro fiorentino un'importante mostra che propone al pubblico tredici capolavori, dai quali si evince l'evoluzione della rappresentazione che stravolgerà l'arte occidentale. Superando la bidimensionalità e l'arte grave e austera bizantina, Giotto ha dato inizio all'arte moderna, attraverso la resa dello spazio e della massa corporea e la caratterizzazione fisionomica delle sue figure; anticipando così le conquiste del Rinascimento e di Leonardo.
La mostra ci presenta l'evoluzione del linguaggio innovativo dell'artista fiorentino, che da Roma a Assisi, da Bologna a Firenze, da Rimini a Padova, giunse, poco prima della morte, anche a Milano, dove lavorò alla corte di Azzone Visconti, allora signore di Milano, per affrescare una parte di Palazzo Ducale. Affreschi ora purtroppo perduti.
Con importanti prestiti da musei italiani ed internazionali, la mostra di Giotto a Milano, è un percorso emozionante che rende omaggio all'artista, che a partire dai suoi contemporanei in poi, primo fra tutti Dante Alighieri, è stato riconosciuto come il grande innovatore dell'arte, padre della'arte moderna italiana.
La mostra è allestita molto bene e mi ha lasciato con l'idea che non fosse troppo lunga da annoiare, ma nemmeno troppo breve, da poter pensare... tutto qui?!



Polittico Baroncelli, 1330 circa







martedì 24 novembre 2015

Daniel Craig è l'agente segreto 007 James Bond

Spectre 007
(Regno Unito e Stati Uniti d'America, 2015)
Regia: Sam Mendes
Cast: Daniel Craig, Léa Seydoux, Monica Bellucci, Ralph Fiennes
Genere: azione, avventura, thriller, spionaggio
Tema musicale: Wrinting's on the Wall - Sam Smith


Seguendo le direttive contenute in un messaggio postumo del precedente M, James Bond si reca a Città del Messico dove uccide Marco Sciarra, membro di un'ignota organizzazione criminale che stava pianificando un attentato. Bond prende l'anello dell'uomo e torna a Londra, dove il nuovo M, Gareth Mallory, lo sospende per aver agito senza autorizzazione, causando un grave incidente diplomatico. Successivamente, M incontra il nuovo capo dei servizi segreti congiunti, Max Debingh (nome in codice "C"), che lo informa della sua volontà di unire i servizi segreti di tutto il mondo e le loro conoscenze per poter sospendere l'"antiquato" programma 00. A tal proposito, Debingh vorrebbe far approvare un programma, chiamato i "Nove Occhi", che però non riesce mai a raggiungere l'unanimità dei voti; M rimane scettico riguardo al progetto, paragonandolo ironicamente al Grande Fratello orwelliano. Sempre seguendo le ultime volontà dell'ex-M, Bond si reca segretamente a Roma per presenziare al funerale di Sciarra, facendo conoscenza della vedova dell'uomo, Lucia. Dopo averla sedotta, riesce ad infiltrarsi nella riunione dell'organizzazione di cui il marito faceva parte, ma viene scoperto dal capo di questa, Franz Oberhauser, una figura appartenente al passato dell'agente segreto. In ogni caso, prima di dover fuggire, Bond scopre che tale organizzazione gestisce numerosi traffici illegali ed è collegata a diversi attentati avvenuti di recente.
James si mette quindi alla ricerca di un uomo che l'organizzazione di Oberhauser vuole eliminare e, con l'aiuto di Eve Moneypenny, scopre che si tratta del suo vecchio nemico Mr. White. L'agente lo rintraccia in un isolato chalet austriaco, dove White, debole e morente per un avvelenamento da tallio inflittogli dall'organizzazione, si sta nascondendo; l'uomo, prima di suicidarsi, fa promettere all'agente che proteggerà sua figlia, Madeleine Swann, ed in cambio questa condurrà Bond a L'Americain, che porterebbe James più vicino ad Oberhauser.
James raggiunge la clinica privata sulle Alpi in cui Madeleine lavora come psicologa, e lì viene raggiunto anche da Q a cui consegna l'anello dell'organizzazione affinché possa essere esaminato. Dopo aver salvato Madeleine da alcuni uomini di Oberhauser, Bond viene ragguagliato da Q; all'organizzazione, chiamata SPECTRE, erano in qualche modo affiliati anche vecchie nemesi dell'agente quali Le Chiffre, Dominic Greene, Mr. White e Raoul Silva, tutti collegati tra loro da una sola persona, Franz Oberhauser, che però pare essere morto vent'anni prima in una valanga assieme al padre. Dopo che un violento attentato della SPECTRE colpisce Città del Capo, anche il governo sudafricano decide di aderire al programma Nove Occhi, che viene quindi approvato all'unanimità. Madeleine e James giungono a Tangeri, in Marocco, e, in una vecchia stanza d'albergo (chiamato appunto L'Americain) che un tempo White affittava per sé stesso e per la propria famiglia, trovano una mappa e delle indicazioni che li conducono nel bel mezzo del deserto. Là vengono raggiunti da un autista che li conduce alla base della SPECTRE, situata in un cratere da meteorite nel deserto. Qui, Oberhauser si rivela essere in combutta con C, e di aver organizzato gli attentati ai danni degli stati restii ad approvare il programma Nove Occhi, finanziato e progettato da Oberhauser stesso, perché questo potesse essere approvato.
Oberhauser imprigiona Bond e Madeleine, rivelando la sua identità; è il figlio dell'uomo che crebbe Bond dopo che questo rimase orfano in giovane età. Invidioso delle attenzioni riservate dal padre al giovane James, uccise il genitore e si finse morto, entrando nel mondo del crimine con nuovo nome: Ernst Stavro Blofeld. L'uomo si prefisse l'obiettivo di far soffrire Bond, diventando "l'artefice delle sue sofferenze": molti dei lutti e delle difficoltà che l'agente segreto ha dovuto patire sono state infatti orchestrate da Blofeld e dalla sua SPECTRE. Infine, Blofeld tenta di praticare una lobotomia a Bond (per compromettergli la capacità di riconoscere i suoi conoscenti e le persone a cui tiene), ma questo si libera ed apparentemente lo uccide con un orologio-bomba fornitogli da Q, fuggendo con Madeleine dalla base della SPECTRE, che finisce distrutta da un'esplosione. Tornato a Londra, Bond, assieme a M, Moneypenny e Bill Tanner, compie una corsa contro il tempo per fermare Debingh ed il lancio dei Nove Occhi, che donerebbe potere illimitato alla SPECTRE. Mentre il gruppo di M penetra nella sede di C, Bond viene catturato e condotto nell'ex sede del MI6 (caduta in disuso dopo essere stata danneggiata dagli attacchi di Raoul Silva) davanti a Blofeld, vivo, ma sfigurato in volto. Il cattivo propone a Bond una scelta: morire nel tentativo di salvare Madeleine, intrappolata da qualche parte nell'edificio, che verrà distrutto dalle cariche esplosive piazzate dalla SPECTRE, o fuggire e sopravvivere, vivendo però con il rimorso di non aver salvato la ragazza.
Q riesce a fermare l'attivazione dei Nove Occhi, mentre Debingh muore nella lotta contro M, cadendo dal palazzo. James riesce a salvare Madeline ed insegue con un motoscafo sul Tamigi Blofeld che sta fuggendo su un elicottero. Bond riesce ad abbattere l'elicottero, ma nonostante sia incitato dallo stesso Blofeld a farlo, preferisce non uccidere il criminale e consegnarlo a M.
Tempo dopo, James si presenta da Q per ritirare la sua storica Aston Martin DB5 coupé, e con questa parte da Londra assieme a Madeleine.
Il film è stato accolto in maniera mista dalla critica cinematografica, dividendosi fra chi ha elogiato la pellicola e chi invece l'ha stroncata. Per quanto mi riguarda mi schiero dalla parte della critica italiana che è stata alquanto tiepida, sottolineando  la differenza tra questo capitolo della saga e Skyfall, rivelando che "in questo film resteranno delusi coloro che si aspettavano un post-Skyfall, mentre gli altri potranno serenamente godersi un buon action".






domenica 5 luglio 2015

Leonardo Da Vinci 1452 - 1519

Dal 16 aprile 2015 al 19 luglio 2015  
Milano, Palazzo Reale

Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30
martedì e mercoledì dalle 9.30 alle 19.30
giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 24

Ingresso: € 12 con audioguida gratuita

La mostra monografica è la più importante mai realizzata sino ad ora in Italia. Si compone di dodici sezioni, che stanza dopo stanza ci accompagnano alla scoperta dell'attività poliedrica di Leonardo. Pittore, scultore, ingegnere, anatomista, musicista ed inventore, Leonardo fu attivo nei più disparati campi della scienza e dell'arte, ed è oggi considerato il più noto tra i protagonisti della cultura, non solo del Rinascimento, ma di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Da un lato l’estro, dall’altro una mente razionale, così Leonardo viene identificato con l’immagine del Genio, grazie alla sua abilità di saper spaziare in ogni campo del sapere umano del suo tempo: dagli studi di anatomia alla progettazione di macchine da guerra, dalla fisica alla filosofia, dalla botanica alle lettere, dalla pittura alla scultura. Questa mostra rappresenta un'occasione unica  per ammirare e comprendere in una visione d’insieme la straordinaria complessità di questa figura come artista, pittore e disegnatore, e, in parte, la sua attività di scienziato e tecnologo, mai considerata nelle mostre sinora realizzate. Attraverso i suoi codici originali, oltre cento disegni autografi (di cui circa trenta dal celeberrimo “Codice Atlantico”) e un cospicuo numero di opere d’arte: disegni, manoscritti, sculture, incunaboli e cinquecentine provenienti dai più celebri Musei e Biblioteche del Mondo, tra cui: il Louvre, la Royal Collection Trust, il British Museum, il Metropolitan di New York, la National Gallery di Washington, la Pinacoteca Ambrosiana e i Musei Vaticani, scopriremo la sua genialità universale, simbolo della creatività italiana, figura leggendaria e anche simbolo di Milano e della sua attività eclettica nel campo delle arti, dell'industria e della tecnologia.
Significativo il numero di dipinti di Leonardo presenti in mostra: San Gerolamo della Pinacoteca Vaticana, Madonna Dreyfuss della National Gallery of Art di Washington, Scapiliata della Galleria Nazionale di Parma. Particolarmente importante, poi, il prestito di ben tre dipinti dal Museo del Louvre: Belle Ferronnière, Annunciazione, San Giovanni Battista.
La giornata era sicuramente tra le più torride di quest'estate ed io temevo di dover sottopormi ad una lunga coda sotto il sole. Invece, fortunatamente, non è stato così: coda zero. Le sale erano ampie e dotate di aria condizionata. Dato che non vi erano troppi visitatori, ho potuto godermi appieno queste magnifiche opere, che mi hanno veramente lasciato a bocca aperta. Spesso Leonardo da Vinci viene definito come l'uomo poliedrico e d'ingegno, che incarnò in pieno lo  spirito universalista della sua epoca, come a dire, che Leonardo era un po' figlio del suo tempo. Io non sono d'accordo; secondo me Leonardo è un genio indiscusso della sue epoca e anche di quelle successive, ancora attuale e incomparabile. Mi domando solo come mai ci fossero così pochi visitatori e tra l'altro per la maggior parte stranieri. Probabilmente gli italiani non sono in grado di apprezzare Leonardo, forse perché è un po' meno di impatto rispetto ad altri artisti, forse un po' più pubblicizzati. 


Ritratto di Dama (noto anche tradizionalmente come Belle Ferronnièredatabile al 1490-1495 circa


mercoledì 25 marzo 2015

Van Gogh L'uomo e la Terra

Dal 18 ottobre 2014 all'8 marzo 2015 (mostra proprogata sino al 15 marzo 2015) 
Milano, Palazzo Reale

Orari: lunedì, martedì e mercoledì dalle 9.30 alle 19.30
giovedì, venerdì e sabato dalle 9.30 alle 22.30
domenica dalle 9.30 alle 21

Ingresso: € 11 con audioguida gratuita

La mostra presenta le opere di uno degli artisti più famosi al mondo: Vincent Van Gogh. La rassegna, a cura di Kathleen Adler, presenta una lettura dell'opera di Van Gogh del tutto inedita e si focalizza sulle tematiche legate ad Expo 2015: la terra e i suoi frutti, l'uomo al centro del mondo reale, la vita rurale ed agreste strettamente lagata al ciclo delle stagioni. In un'epoca in cui la maggiorparte degli artisti rivolgeva lo sguardo verso il paesaggio urbano, frutto dell'industrializzazione europea della fine del XIX secolo - come accadeva appunto ai neoimpressionisti - Van Gogh sposta la sua attenzione verso il paesaggio rurale e il mondo contadino. La vita e le mansioni della tradizione agreste diventano per lui materia di studio: dai primi disegni realizzati in Olanda fino agli ultimi capolavori dipinti nei pressi di Arles, Van Gogh esprime la propria affinità verso gli umili, immedesimandosi con loro e rappresentando il loro dignitoso contegno.
Appena ci affacciamo alla prima sala di questa stupenda mostra, siamo accolti da L'Autoritratto del 1887, concesso dal Kroeller-Mueller Museum. Inutile dire che si tratta di una tela importantissima e stupenda e che ci fa capire immediatamente la grandezza di questo pittore. Imperdibili le tele presenti nell'ultima sala, che ci mostrano l'ultimo Van Gogh, quello delle pennellate nervose, ma che ha acquisito una maestria da vero genio nella rappresentazione dei paesaggi che lo circondano. La mostra mi è molto piaciuta, ma devo dire che per me è stata una sorta di conferma, perché avevo avuto modi di apprezzare "Vincent" direttamente ad Amsterdam. Quindi una conferma, che mi ha entusiasmato, soprattutto nelle tele più famose. Un po' meno negli studi a matita. Inutile dire che si tratta di un vero grande della pittura e che ovviamente non potevo lasciarmi sfuggire questa mostra. Chissà quando avrò ancora l'opportunità di ammirare un Van Gogh dal vivo! Peccato per i folti gruppi di studenti: avrei pagato per potere essere lasciata un po' da sola, in contemplazione, davanti a questi dipinti di rara bellezza. Peccato anche per il fatto che la mostra fosse piuttosto piccina: arrivati all'ultima sala, mi sono ritrovata a pensare che avrei continuato volentieri ad ammirare questi capolavori.Quanto alla coda: beh, ovviamente era interminabile, ragion per cui, memore dell'ultima mostra, in cui avevo sofferto freddo e gelo, stavolta ho fatto una prenotazione dei biglietti, tramite il call center. Certo, devi dare un giorno e un'orario e quindi se per caso ti ritrovi in mezzo ad un imprevisto, ci perdi il costo del biglietto, ma ero talmente decisa ad andarci che non mi avrebbe fermato niente e nessuno.

Paesaggio con covoni di grano e luna che sorge, 1889


venerdì 27 febbraio 2015

Marc Chagall - Una retrospettiva 1908-1985

Dal 16 settembre 2014 al 1 febbraio 2015 - Milano, Palazzo Reale

Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30;
martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30;
giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

Ingresso € 11 con audioguida gratuita


La mostra monografica di oltre 220 opere è la più ricca retrospettiva mai dedicata in Italia al grande pittore russo innamorato dell'Europa. Si sono potuti ammirare la poesia e il colore dei dipinti dell'eclettico poeta con il pennello, Marc Chagall, sala dopo sala. Le opere, provengono da tutto il mondo e vanno dalle più conosciute al pubblico amante dell'arte, a quelle inedite. Le tele provengono da oltre cinquanta collezioni pubbliche e private e dai principali musei internazionali quali il MoMa, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Washington, il Centre Pompidou di Parigi e il Museo Nazionale Russo di San Pietroburgo. Quadro dopo quadro si svela la storia di Chagall che si intreccia per quasi un secolo con i drammatici eventi storici del XX secolo e con l'entusiasmo creativo delle avanguardie come il fauvismo, il cubismo e il surrealismo del Novecento. Guerra, distruzione, divisioni religiose ed etniche; l'amore, l'amicizia e la speranza; il viaggio, la fuga e il ritorno; la fantasia, i vividi colori e la costante gioia di vivere. Un viaggio che illustra cronologicamente le tappe artistiche del genio ebreo, nato in Russia a Vitebsk, oggi Bielorussia e sbocciato tra Parigi, la Costa Azzurra e la Provenza, il Portogallo, la Spagna e l'America. Niente da dire sulla mostra: completa. Forse sarò io che non ho compreso appieno questo artista, ma sinceramente tra i richiami all'iconografia biblica del Vecchio Testamento e dei Vangeli, le immagini dell'inconscio e della quotidianità, i fiori, le capre, il Cristo in croce che indossa lo scialle per la preghiera degli ebrei, il gallo, i rabbini, le spose, la pendola, il candelabro, l'ebreo errante, l'asino... il tutto coloratissimo... non so, io l'ho trovato pesantino. Un po' too much. 


Il compleanno, 1915





martedì 16 settembre 2014




La serie tv "Lost" ha vinto: Emmy Awards 2005: Miglior regia per una serie drammatica (J.J. Abrams), Miglior serie drammatica, Golden Globes 2006: Miglior serie drammatica, Emmy Awards 2007: Miglior attore non protagonista per una serie drammatica(Terry O'Quinn/John Locke), Emmy Awards 2009: Miglior attore non protagonista per una serie drammatica(Michael Emerson/Benjamin Linus)


Lost

(Stati Uniti, 2004 - 2010)
Serie tv -  Stagioni 6 - Episodi 114 - Durata episodio 40'
Ideatori: J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber 
Genere: AvventuraCatastroficoDrammaticoFantascienza


Quando parliamo di Lost, serie tv trasmessa per la prima volta negli USA nel 2004 e giunto al termine con la sua sesta stagione, non parliamo solo di una serie tv di successo ma di un vero e proprio “caso televisivo”. Motivo principale una storia assolutamente innovativa costruita con una struttura del tutto particolare, in grado di rendere questo telefilm celeberrimo in tutto il mondo. Ogni episodio di Lost inizia infatti con un piccolo prologo di pochi minuti che giunge subito ad un culmine di drammaticità spezzato dalla comparsa del logo di Lost che appare ruotando verso lo spettatore. Di seguito l’inizio dell’episodio, anche questo con una struttura originalissima: all’interno non viene mai narrata una storia sola, bensì due: una appartenente al presente ed un’altra costituita da vicende accadute nel passato (e dalla terza stagione anche nel futuro) di quel dato personaggio su cui l’episodio ha deciso di porre l’attenzione in particolare.
Ambientato su una misteriosa isola tropicale in cui si ritrovano i sopravvissuti di un disastroso incidente aereo (a precipitare è il volo Oceanic 815 da Sidney a Los Angeles), “Lost” è totalmente incentrato sui suoi personaggi principali (all’incirca una quindicina in media), raccontati appunto uno ad uno attraverso flashback e flashforward nel corso degli episodi e delle stagioni. Insieme a loro c’è appunto l’Isola e il mistero fitto che nasconde al suo interno, ovvero “gli Altri” e il “Dharma Initiative Recruiting Project”.
Tema fondamentale e ricorrente, in “Lost”, è quello della Redenzione. La maggior parte dei superstiti del volo Oceanic sono infatti convinti di essersi comportati male nel loro passato e cercano dunque nell’Isola il modo di redimersi. Molti dei fedelissimi seguaci della serie sono inoltre convinti che sia proprio questa la chiave, il motivo per cui i superstiti del volo 815 sono lì sull’Isola.
Ed è proprio il mistero, la possibilità di mettere in piedi un numero davvero infinito di supposizioni (oltre ad una regia e ad una sceneggiatura a dir poco eccellenti) che ha reso “Lost” un vero e proprio fenomeno in grado di vincere numerosi riconoscimenti tra cui due Emmy e un Golden Globe come miglior serie drammatica del 2006 e di essere seguito da milioni di fans sparsi per tutto il pianeta.
La mia opinione è che gli autori della serie abbiano messo troppa "carne al fuoco" e di conseguenza spesso ho notato delle incongruenze e mi sono posta delle domande, alle quali non si è mai data una risposta. Alcuni rumors dicevano che "Lost" doveva finire con la quarta stagione, ma che considerato il grande successo si sia deciso di proseguire per altre due stagioni, che infatti risultano essere le meno belle. Nel complesso diciamo che "Lost" è una serie tv dalla trama imprevedibile e molto articolata, in alcuni tratti addirittura delirante. Molte puntate mi hanno appassionato, lasciandomi inchiodata allo schermo, soprattutto alcuni finali di stagione; di altre invece sono stata un po' meno entusiasta. Gli attori ci regalano sempre delle ottime prove, complice anche un' eccellente regia. Non posso dire che sia la mia serie tv preferita, ma tutto sommato l'ho abbastanza gradita e sicuramente centra il suo obiettivo, cioè l'evasione e l'intrattenimento. 

sabato 23 agosto 2014

Klimt - Alle orgini di un mito


Dal 17 aprile 2014 al 13 luglio 2014 - Milano, Palazzo Reale

Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30;
martedì, mercoledì e domenica dalle 9.30 alle 19.30;
giovedì, venerdì e sabato dalle 9.30 alle 22.30.

Ingresso € 11 con audio guida gratutita


La mostra, organizzata dal Comune di Milano, Palazzo Reale, realizzata in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna, presenta per la prima volta a Milano alcuni dei più noti capolavori provenienti dai più importanti musei. Però, chi si recherà a Palazzo Reale alla ricerca di un contatto ravvicinato con Klimt e ciò che lui incarna (che è poi quello che si ama delle sue opere) e cioè lo spirito della Secessione viennese, la versione austriaca dell'Art Nouveau francese, rimarrà un po' deluso, come lo sono stata io. Perché non c'è solo Gustav Klimt: c'è anche Ernst Klimt, il fratello scomparso precocemente, e c'è pure Georg Klimt, specializzato in rame a sbalzo e cornici. E poi ci sono gli amici e colleghi della Compagnia degli Artisti: Franz Matsch, Laufberger, Veith, Moser e tanti altri ancora. Insomma ci sono proprio tutti, tranne che Klimt. Infatti delle tele esposte, circa un centinaio, solo 20 portano la firma di Gustav Klimt; ma non solo, le opere che rappresentano il Klimt della Ver Sacrum (primavera sacra) della Secessione viennese, si contano sulle dita di una mano. C'è una riproduzione del fregio di Beethoven, c'è la celebre Salomè e c'è l'incompiuto Adamo ed Eva. Manca tutto il resto. Non ultimo il celebre "Il Bacio".
Quando so che sta per partire la mostra di qualche pittore che vorrei andare a visitare, mi riprometto sempre di essere una dei primi visitatori. Invece anche questa volta, e non è la prima, mi sono ridotta ad andare il giorno 12 luglio (la mostra chiudeva i battenti il 13). Uno dei lati positivi di andare fra gli ultimi, uno dei pochi lati positivi a dire la verità, è che almeno non fai la coda. Stavolta invece non è andata così: un'ora e mezza di coda prima di riuscire a fare il biglietto... meno male che la giornata era abbastanza nuvolosa e almeno non abbiamo sofferto, sotto il sole di luglio. Oltra alla coda, il lato negativo di tutto ciò è che una volta che entri nelle sale, c'è caos... non si riesce a muoversi con facilità, né a godersi appieno i quadri, per via della gente che si accalca davanti al tal dipinto o al tale altro. Se poi la tela è "importante" è quasi impossibile riuscire ad ammirarla nella sua pienezza, perché tutte le persone si concentrano lì davanti e a volte anche un po' maleducatamente, non si schiodano nemmeno con le cannonate (forse saranno colpiti dalla sindrome di Stendhal?!). Infine, l'audioguida: infilo le cuffie e parte il racconto e la spiegazione delle tele... nulla da dire nei confronti della voce narrante, né del traduttore del curatore della mostra, l'affermato studioso di Klimt e vicedirettore del Belvedere Alfred Weidinger, ma ORRORE... quando apre bocca la maggiore esperta di Klimt in Italia... vengo assalita da un forte accento siciliano, molto sgradevole!!! Per quanto riguarda la sua preparazione non mi permetto di mettere becco, anzi chapeau perché spiegava tutto nei minimi dettagli e parlando veramente con cognizione di causa, ma devo dire che si faceva molta fatica a seguirla perché l'accento era davvero molto forte per cui il tutto risultava molto fastidioso... io le suggerirei un piccolo corso di dizione... Nel complesso comunque per me è un grosso NO!

Salomé, 1909

venerdì 30 maggio 2014

Mein Kampf
Autore Adolf Hitler


Il Mein Kampf di Adolf Hitler è un documento storico notevole per comprendere l'epoca e le caratteristiche del movimento fondato dal suo autore. Gli anni giovanili di Hitler rappresentano qualcosa di particolarmente significativo per la comprensione del periodo fra le due guerre. Hitler passò quegli anni a Vienna in condizioni di grave difficoltà economica nonostante la sua famiglia non fosse esattamente povera. Una condizione che sicuramente contribuì ad accumulare un odio profondo verso la società, la classe borghese e le sue istituzioni. Di quel periodo il futuro führer scriverà: "Il ricordo più' triste e infelice che ho di Vienna è ricordare quella gente felice di Vienna". Hitler avrebbe potuto essere un simpatizzante dell'estrema sinistra, ma la sua origine non operaia, sicuramente contribuì a tenerlo lontano da quella area politica. L'interesse per la politica nacque abbastanza avanti con l'età, a trent'anni, fortemente colpito dalla sconfitta della Germania, che come molti attribuì all'opera di tradimento di alcune categorie importanti della nazione fra le quali la borghesia ebraica. Hitler aderì al Partito dei Lavoratori Tedeschi, un partitino abbastanza singolare che univa al socialismo l'idea nazionalista; il programma politico del 1920 parlava infatti di una "grande Germania", dell'attribuzione di tutte le cariche dello stato ad autentici tedeschi, ma anche di "statizzazione di tutte le imprese associate", di un potere centrale forte, di assistenza pubblica, e stabiliva che "l'attività del singolo non deve urtare contro gli interessi della comunità ma deve applicarsi nel quadro della collettività e per il bene di tutti". Il programma prevedeva l'eliminazione del parlamentarismo, la soppressione di molte libertà, e infine un punto abbastanza singolare che stabiliva la sostituzione del diritto romano con quello comune germanico, l'eliminazione in pratica dell'ordinamento giuridico fondato sull'individuo. Grazie alle sue grandi capacità di teatralità e di trascinatore Hitler riuscì a prendere le redini del partito e a portarlo ad una notevole crescita di adesioni. Nel 1923 creò sconcerto la sua presa di posizione sulla occupazione francese della Ruhr; mentre buona parte dell'opinione pubblica e dei movimenti politici di destra manifestavano il loro senso di patriottismo, Hitler contestava la classe dirigente del paese. Sempre in quell'anno tentò una grande iniziativa, comunicò che era in atto un colpo di stato a Monaco (in realtà un'iniziativa non condivisa dagli altri gruppi della destra bavarese) e invitò la gente a manifestare per le strade, si trattò sostanzialmente di una farsa, e la polizia non trovò particolari difficoltà a fermare i manifestanti. Hitler venne arrestato. Proprio durante la detenzione iniziò a scrivere la sua opera principale, il Mein Kampf, terminata due anni dopo. I temi trattati dal libro sono numerosi, e tutti significativi, la razza, le ragioni della disfatta tedesca, la creazione del partito nazista, l'importanza della propaganda e di altri elementi organizzativi che sembrano ripresi dalle organizzazioni di massa della sinistra. Si parlava inoltre delle nefandezze della borghesia, dell'ebraismo e del marxismo. Il libro al di là del suo contenuto ideologico costituisce un documento storico notevole che contiene importanti informazioni per capire il programma nazista, la personalità del suo autore, come anche informazioni sulla lotta politica in quegli anni, e sui limiti dei tradizionali partiti di destra. L'opera inoltre è abbastanza rappresentativa della sua epoca, la sua esposizione è confusionaria e addirittura contraddittoria (si parla di una alleanza con l'Italia e insieme della necessità di togliere a questa nazione l'Alto Adige), ma anche altamente suggestiva ed efficace. In un periodo profondamente turbato come quello in cui è stata scritta l'opera, con i tentativi insurrezionalistici dell'estrema sinistra, la rovina economica del ceto medio a causa dell'inflazione, e l'umiliazione tedesca provocata dalla occupazione della Ruhr, un'opera del genere non poteva passare inosservata. L'elemento irrazionale giocò un ruolo notevolissimo nel successo personale dell'autore e del suo movimento, le testimonianze di Albert Speer che ammise i suoi limiti in materia politica e la sua ammirazione esaltata per quell'uomo, e quella simile di Rudolf Höss, confermano tale situazione. La società ideata da Hitler è una società chiusa, non solo la nazione costituiva una entità a sé stante, come nel tradizionale nazionalismo, ma la nazione non ammetteva differenziazioni al suo interno, e si identificava strettamente con una razza. Una razza compatta dove gli uomini si sentivano profondamente legati fra loro, e dove c'era poco spazio per le iniziative personali, una specie di comunismo, sia pure sui generis e antiprogressista. "Se il popolo tedesco, nella sua evoluzione storica, avesse avuto quell'unità di gruppo che ebbero altri popoli, oggi il Reich tedesco sarebbe padrone del mondo" scrisse parlando del mondo come si presentava allora. Un'altra caratteristica che avvicina l'autore del Mein Kampf ai pensatori comunisti era la tendenza all'utopismo, ciò che si proponeva non era un semplice cambiamento politico ma un cambiamento della natura umana, la distruzione di un mondo per arrivare alla creazione di un nuovo mondo caratterizzato da una società perfetta. Come altri pensatori utopisti Hitler riteneva che fosse esistito un periodo d'oro dell'umanità, in cui gli uomini non si preoccupavano di problemi materiali, ma di migliorare le proprie qualità morali. Hitler era cosciente che la sua idea di eliminare certe aspirazioni nell'essere umano, (fra le quali la brama del denaro), e rendere l'uomo pienamente disciplinato era un obiettivo non raggiungibile che lo esponeva alle critiche, e scrisse "Non si affermi che questo è uno stato ideale che non si può attuare in realtà, e non si attuerà mai". In realtà lo spazio dedicato nell'opera alla razza ariana non è molto, maggiore è quello sulla questione ebraica. Dalla lettura del libro risulta difficile comprendere le ragioni dell'odio verso quel popolo. Gli ebrei sono oggetto di molte accuse, ma non vi sono argomenti razionali o prove concrete a supporto. Gli ebrei, che a volte si confondono con la classe borghese in generale, sarebbero infidi, controllerebbero la stampa e una parte notevole della finanza, infine sarebbero i fautori del bolscevismo, oltre che componenti della "tenaglia giudaico-massonica". In certe parti dello scritto il tono contro gli ebrei raggiunge livelli apocalittici, gli ebrei sarebbero "il meschino nemico del mondo vera causa di tutte le disgrazie" e si ricorda che "l'ebreo non riesce a organizzare ma soltanto a mettere caos".  In molte parti il Mein Kampf appare come lo scritto di un agguerrito oppositore del capitalismo. Rivolgendosi ai borghesi Hitler scrisse: "Per voi c'è un unico pensiero: la vostra esistenza personale, e un unico Dio: il vostro denaro! Ma noi non ricorriamo a voi, ma alla grande schiera di quelli che sono poveri poiché la loro esistenza esprima la più grande felicità della terra, a quelli che onorano non il denaro, ma altri Dei, ai quali dedicano la loro vita". In altre parti si accenna ad una certa eguaglianza delle retribuzioni, ed infine si afferma: "Già nell'animo dei giovani bisogna imprimere la cognizione del profondo legame del nazionalismo col sentimento della giustizia sociale". Il pensiero di Hitler sulla questione della organizzazione di partito e sui limiti dei partiti borghesi, risulta lucido e mette in luce la sua originalità, cosa che influirà molto sul successo del suo movimento. I partiti di destra in Germania come nel resto d'Europa erano ancora legati ad un modo di fare politica ottocentesco, fatto di notabili riconosciuti per la loro professionalità, il loro equilibrio e il loro senso dello stato. Le organizzazioni di massa con i loro slogan e i loro apparati propagandistici erano una caratteristica della sinistra che non trovava riscontro nelle altre formazioni politiche, e dopo la Prima Guerra Mondiale con la sua grande mobilitazione di popolo, tale situazione costituiva un grave limite. Nel Mein Kampf si legge un' interessante descrizione del clima politico di quegli anni: "Mentre i partiti borghesi, nel loro uguale grado intellettuale, formano esclusivamente un gruppo insubordinato e inabile, il marxismo costituì col suo meno dotato materiale umano, un esercito di partito... Lo scrittorucolo borghese invece, che esce dalla sua stanza di lavoro per presentarsi alla massa, s'ammala già per l'odore della folla e i suoi scritti non gli sono affatto utili. Ciò che rese ben disposti al marxismo milioni di lavoratori non è tanto lo stile dei dotti marxisti quanto l'inesauribile e veramente formidabile opera di propaganda di decine di migliaia d'instancabili agitatori". Hitler entrò anche maggiormente nel dettaglio e descrisse l'atmosfera annoiata delle riunioni del Partito Popolare e del Centro Bavarese, che stentavano ad avere presa sui cittadini, e scrisse che per arrivare al successo, un gruppo politico doveva non limitarsi alla esposizione dei semplici programmi politici ma far leva sul lato emozionale: "Potei io stesso sentire e comprendere con quanta facilità il popolano si sottometta all'incanto affascinante di una potente messinscena". Le grandi manifestazioni naziste furono infatti caratterizzate da una grande spettacolarità che suscitava forte eccitazione sia fra i sostenitori che fra i suoi avversari, e gli stessi comizi di Hitler erano caratterizzati da continui incitamenti accompagnati da quella che gli psicologi chiamano una potente comunicazione non verbale. 



TORTA AL LIMONE VEGAN

INGREDIENTI
1 bicchiere e mezzo di farina
mezzo bicchiere di zucchero
1 cucchiaino di bicarbonato
la scorza grattugiata e il succo di 1 limone
acqua
6 cucchiai di olio
1 cucchiaio di aceto
vanillina



PREPARAZIONE
Mescolare tutti gli ingredienti secchi (farina, zucchero, bicarbonato e vanillina).



Versate nel bicchiere che state utilizzando come unità di misura il succo del limone. Poi aggiungete acqua fino a riempire il bicchiere. Unite questo mix di acqua e limone alla miscela di ingredienti secchi, mescolate e unite tutti gli altri ingredienti.



Prendete uno stampo, ungetelo con olio e infarinatelo. Versatevi l'impasto e cuocete per una 20ina di minuti a 180°.



Fate raffreddare e spolverate con zucchero a velo.



lunedì 5 maggio 2014

VASSILY KANDINSKY. LA COLLEZIONE DEL CENTRE POMPIDOU

Dal 17 dicembre 2013 al 27 aprile 2014 - Milano, Palazzo Reale

Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30;
martedì, mercoledì e venerdì dalle 9.30 alle 19.30;
giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30.

Ingresso € 11 con audio guida gratutita

La mostra è una grande restrospettiva monografica del pittore, nato in Russia,vissuto in Germania e morto a Parigi (1866-1944) e presenta opere fondamentali della sua arte. Folgorato sulla via della mostra degli Impressionisti a Mosca del 1896, Kandinsky lascia la carriera universitaria per diventare pittore. Segue il classico cursus degli studi sotto la guida di grandi maestri a Monaco e soggiorna dal 1906 al 1907 a Sèvre, vicino a Parigi.
Sviluppa così il suo pensiero artistico, che abbraccia numerosi campi, la pittura, la musica, e il teatro nei quali cerca e difende lo spirituale nell’arte.
Kandinsky è stato uno dei pionieri dell’arte astratta. Il suo lavoro è stato riconosciuto e apprezzato già mentre era in vita, soprattutto in Germania dove gli fu offerta una cattedra al Bauhaus (scuola di arte e architettura tra le più famose al mondo) e poi, in Francia dove visse per undici anni fino alla morte avendo molti amici grandi pittori come Mirò. Bollate come arte degenerata da Adolf Hitler nel 1937, l’arte di Kandinsky, così apparentemente semplice e leggera, è in realtà un intricatissimo gioco di partiture, suonate da un’orchestra invisibile. La collezione del Centre Pompidou esposta a Milano è la più grande al mondo.
Ci si trova subito immersi in una sala con le pareti completamente decorate sulla base di alcune tavole che Kandinsky aveva realizzato per un salone in Germania. Il tutto è stato allestito per la prima volta in Italia. Con 145 metri quadri di superfici dipinte che rapiscono lo sguardo e danno le vertigini anche ai più esperti. Il tuffo emotivo nelle linee e nei colori prosegue e si dilata in altre otto sale dove sono esposti più di 80 pezzi tra quadri e disegni, esposti in ordine cronologico. 
Da Vecchia città del 1902 a Blu di cielo del 1940 passando attraverso Mulini a vento (1904), Nel grigio (1919), Giallo, rosso e blu (1925) Accento in rosa (1926), Insieme multicolore (1938).
L'arte di Kandinsky può sembrare oscura e per capirla vorrei partire dalla parola "astratto", cioè "senza riferimento a cose reali". Ma siamo sicuri che sia così? Pensiamo che le cose reali siano solo quelle che si toccano? Per Kandinsky gli stati d’animo erano dei soggetti perfetti, oltre che belli, per i suoi dipinti. Ma come si possono rappresentare? Nei suoi numerosi scritti, il pittore ha spiegato che ogni colore ha una sua forma privilegiata e può corrispondere a una passione. Una sorta di dizionario dove ogni cromatismo ha il suo significato preciso.
Kandinsky è un grandissimo della pittura e non si può fare a meno di ammirarne l'arte, che denota enorme sensibilità artistica che arriva e tocca la nostra spiritualità. Nonostante tutto ciò, devo dire che durante tutta la mostra sono rimasta abbastanza tiepida e non ho provato grandi emozioni ammirando questi capolavori (per avere un'idea anche del valore economico di quello che ci troviamo di fronte, basti pensare che per la casa d'aste più famosa del mondo, Christie’s, un’opera della serie Improvvisazioni è stimata tra i 20 e i 30 milioni di dollari).
Probabilmente si tratta di una mia mancanza, non ho capito appieno questo grande artista. O forse, complice il fatto che ho visitato la mostra in un pomeriggio prefestivo, le sale erano troppo affollate e quindi non sono riuscita a godermi la bellezza delle opere.
Nota di merito per "Giallo, rosso e blu" che non ha mancato di suscitare in me grande ammirazione e la tipica sensazione di grande fortuna, che spesso mi capita di provare quando mi rendo conto di avere l'opportunità di vedere dal vivo opere immense e che mi spingono a pensare sempre più che l'arte non può e non deve essere il privilegio di pochi, ma che altresì deve essere alla portata di tutti, nella sua universalità.


Giallo, rosso e blu, 1925 


giovedì 1 maggio 2014

Russell Crowe è il patriarca biblico Noè
































Noah

(Stati Uniti, 2014)
Regia: Darren Aronofsky
Cast: Russell Crowe, Jennifer Connely, Anthony Hopkins, Emma Watson
Genere: azione, biblico, drammatico, epico

La storia narra la celebre impresa biblica compiuta dal patriarca Noè scritta nel libro della Genesi dell'Antico Testamento, che prevede la costruzione di un'imponente arca allo scopo di salvare il destino di tutti gli uomini giusti dal diluvio universale progettato da Dio.
Tanto tempo fa, in seguito alla nascita della Terra e di tutti gli esseri viventi, il Creatore (così viene chiamato per l'intero film) dà vita ad Adamo ed Eva, una coppia di creature a sua immagine e somiglianza (gli uomini), e li fa vivere nell'Eden al suo fianco. Ma questi, irretiti dal serpente, dopo aver raccolto il frutto della tentazione, vengono sopraffatti dall'odio e vengono esiliati sulla Terra, dove poi avranno tre figli: Caino, Abele e Seth.
Accecato dall'odio, Caino arriva ad uccidere con una pietra suo fratello Abele, per poi fuggire lontano e trovare rifugio da una stirpe di angeli caduti, chiamati "Vigilanti". Pian piano, i discendenti di Caino si espandono in tutta la Terra diffondendo odio e tristezza dappertutto. L'unica speranza è riposta nei pochi rimasti discendenti di Seth.
In seguito alla successione di dieci stirpi, Noè, protagonista della storia, assiste impotente all'assassinio di suo padre Lamech da parte del capostirpe degli attuali discendenti di Caino, Tubal-cain. Anni dopo, Noè diviene padre di tre figli, ovvero Sem, Cam e Jafet. Una notte, egli vede in sogno una misteriosa inondazione e la montagna dove vive suo nonno Matusalemme davanti ai suoi occhi. Risvegliatosi, si rende conto che ciò era un messaggio divino, per cui decide di intraprendere un viaggio con i suoi familiari per dirigersi da Matusalemme e chiedergli risposte.
Durante il viaggio, trovano una bambina di nome Ila ferita gravemente al ventre. Naamah, la moglie di Noè, si offre di curarla e di prenderla con loro, ma subito dopo avverte suo marito che a causa della ferita ella non potrà mai avere figli. Si imbattono poi in un gruppo di Vigilanti, simili ad orrendi giganti di pietra, il cui capo, Samyaza, ordina di gettarli in una fossa e lasciarli morire; uno di loro però, il Guardiano Og, si offre inaspettatamente di accompagnarli a destinazione. Egli spiega che un tempo i Vigilanti erano angeli di pura luce che, guardando la stirpe di Adamo e Eva nella miseria, contravvenendo all'ordine del Creatore, decisero di aiutarla, al prezzo del loro aspetto che il fango e la terra imprigionarono per sempre; grazie alle loro abilità gli uomini sopravvissero, ma col tempo le trasformarono in strumenti di violenza e resero schiavi i Vigilanti. Ci fu un uomo, però, che li salvò e quell'uomo era proprio Matusalemme, un membro della stirpe di Seth.
Arrivati alla montagna, Noè porta Sem con sé sino alla grotta di Matusalemme, dove finalmente scopre la sua missione: costruire un'arca dove mettere in salvo tutte le coppie di ogni specie di animale dal diluvio che il Creatore ha in piano. A questo proposito Matusalemme dona al nipote qualcosa di inaspettato: un seme proveniente dall'Eden. Quella sera stessa Noè pianta il seme nella terra. Il giorno dopo Noè e i suoi cari scoprono che Og stà per essere portato via da Samyaza e dai Vigilanti Magog e Rameel, colpevole di aver aiutato l'uomo e la sua famiglia, ma il Creatore, inondando d'acqua il seme e facendo crescere una gigantesca foresta, fà capire a Samyaza che la missione che Lui ha dato a Noè è molto importante. Inizia subito il suo progetto per una gigantesca arca, con Noè aiutato dalla sua famiglia e dai Vigilanti.
Passato qualche anno, la costruzione dell'arca sta volgendo quasi al termine. Nel frattempo, Sem si innamora di Ila, dalla quale è ricambiato, ma ella pensa che il suo amato debba meritare una donna fertile che possa donargli una famiglia. Cam invece, al contrario del fratello, non ha moglie, né spasimante, ma brama di non essere più trattato come un bambino dal padre.
Purtroppo, durante le ultimazioni dell'arca, vengono raggiunti da una tribù di discendenti di Caino, comandati da Tubal-cain, lo stesso uomo artefice dell'omicidio di Lamech. L'uomo avverte Noè che loro non intendono piegarsi ad un improbabile miracolo, in quanti ritenuti superiori a qualsiasi cosa, anche al Creatore stesso. Nonostante tutto, Tubal-cain avverte che se mai il diluvio dovesse avvenire, loro salirebbero sull'arca con lui.
Noè comincia a rendersi conto di quanto anche loro siano simili agli uomini di Tubal-cain. Pensa infatti che nessun'uomo può sfuggire all'odio e alla violenza di Caino, per cui decide che al termine della tempesta nessun'altro uomo dopo di loro dovrà mai vivere sulla Terra, proprio come anche lo stesso Creatore desidera.
Tuttavia, Cam vorrebbe avere sull'arca anche una donna per lui, proprio come Sem, ma a causa di questo, ha un brusco litigio col padre e si allontana. Naamah, convinta che la decisione di suo marito sia uno sbaglio, si reca da Matusalemme a chiedergli aiuto in quanto le piacerebbe che i loro figli vivessero felici con le proprie mogli e le proprie famiglie. Matusalemme si dirige quindi ai piedi della montagna in cerca di bacche, ma incontra Ila, la quale, accorsa alla ricerca di Cam, si fa dare la sua benedizione e diviene finalmente fertile, per poi spingersi ad un rapporto passionale con Sem.
Cam intanto, trova in una fossa di cadaveri uccisi da Tubal-cain una ragazza di nome Na'el con la quale instaura subito un profondo legame. Il diluvio però ha inizio e Noè è costretto a far risalire i suoi figli sull'arca. Tubal-cain e i suoi soldati attaccano purtroppo Noè, ma questi viene aiutato dai Vigilanti, i quali, per via del loro nobile gesto, vengono infine riaccolti nell'Eden.
Durante l'imbarcazione, Cam vorrebbe portare Na'el con sé, ma mentre i due raggiungono l'arca, la ragazza cade in una trappola di Tubal-cain. Noè accorre in aiuto di suo figlio, che lo prega di salvare anche Na'el. Il patriarca tuttavia, la abbandona al suo destino, e la ragazza muore investita dai soldati.
Nel caos della battaglia, Tubal-cain riesce ad infiltrarsi nell'arca, ma rimane ugualmente ferito. Alla fine l'acqua prende il sopravvento sulla Terra e tutti gli altri uomini vengono sommersi. Anche Matusalemme, felice dopo essere riuscito finalmente a mangiare una bacca, si lascia travolgere dalle onde.
Sull'arca intanto, Cam scopre che Tubal-cain è riuscito a salire a bordo, ma decide di tenerlo nascosto al padre e di aiutarlo a riprendersi dalle ferite ricevute in battaglia.
I piani di Noè vanno secondo previsto, ma ad un tratto arriva una notizia a sconvolgere l'intera situazione: Ila rimane incinta e ciò crea dei disagi nell'animo di Noè in quanto la nascita di un altro bambino porterebbe a nuove stirpi della razza umana, cosa che non era assolutamente prevista dal Creatore. Il patriarca decide infatti che se mai nascesse una femmina, sarebbe costretto ad ucciderla poiché in grado di procreare altri uomini.
Naamah però lo avverte che se mai fosse capace di commettere un atto così atroce, morirà da solo e dimenticato da tutte le persone a lui più care.
Al termine della pioggia, Sem e Ila decidono di mettersi in salvo su una zattera dal volere di Noè, ma questi la incendia scatenando l'ira del figlio. Il parto di Ila è però imminente, infatti a causa di alcune contrazioni, la ragazza viene portata al sicuro da Naamah. Nel mentre Tubal-cain, ripresosi dalle ferite, decide di usare Cam come esca per uccidere finalmente Noè. I due ingaggiano quindi una feroce lotta, alla fine della quale però Cam prende le difese del padre e infilza Tubal-cain con un coltello provocandone la morte.
Ila intanto ha avuto non una bensì due gemelle femmine. Noè è deciso ad eliminare entrambe per volere di Dio, nonostante la tristezza dei suoi familiari. Quando però è sul punto di compiere il folle gesto, viene preso dai rimorsi e getta a terra il coltello.
Finalmente le acque si prosciugano e la Terra ricomincia a germogliare. Noè si allontana però dai suoi familiari consapevole di essere andato contro il volere del Signore. Ila gli fa capire che ciò che ha fatto era un gesto di amore e non di disobbedienza nei confronti del Creatore. Noè si riavvicina ai suoi parenti e benedice le due piccole nipoti, ma tuttavia, Cam si allontana da loro, incapace di perdonare il padre e desideroso di trovare finalmente un posto adatto a lui.
Nonostante molte scene fossero davvero spettacolari, come l'ingresso degli animali nell'arca o l'inizio del diluvio, devo dire che a tratti mi sono annoiata. Promuovo in pieno gli effetti speciali e la bellezza e bravura di Russell Crowe, ma devo dire che ho preferito la prima parte, poi da quando il gruppo si trova all'interno dell'arca a causa del diluvio l'ho trovato sempre più lento e noiosetto. 


venerdì 21 febbraio 2014

Pollock e Gli Irascibili - La scuola di New York

Dal 24 settembre 2013 al 16 febbraio 2014 - Milano, Palazzo Reale

Orari: lunedì dalle 14.30 alle 19.30;
martedì, mercoledì e venerdì dalle 9.30 alle 19.30;
giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30.
Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura

Ingresso € 11 con audio guida gratutita

Paul Jackson Pollock (Cody, 28 gennaio 1912 – Long Island, 11 agosto 1956) è stato un pittore statunitense, considerato uno dei maggiori rappresentanti dell'Espressionismo astratto o Action painting.
Pollock era il più giovane di cinque fratelli e trascorse la sua gioventù tra l'Arizona e la California. Nel 1929 si trasferì a New York dove diventò allievo del pittore Thomas Hart Benton alla Art Students League.
Nell'ottobre del 1945 Pollock sposò una nota pittrice statunitense, Lee Krasner, e il mese successivo si trasferirono in quello che è ora conosciuto come il Pollock-Krasner House di Springs, Long Island. Peggy Guggenheim prestò loro la somma necessaria per pagare l'anticipo di una casa in legno con annesso un fienile, che Pollock trasformò in un laboratorio. Fu lì che perfezionò la sua celebre tecnica di pittura spontanea con cui faceva colare il colore direttamente sulla tela.
Pollock sviluppò quella che venne in seguito definita la tecnica del dripping (in italiano sgocciolatura). Per applicare il colore si serviva di pennelli induriti, bastoncini o anche siringhe da cucina. La tecnica inventata da Pollock di versare e far colare il colore è considerata come una delle basi del movimento dell'action painting.
Operando in questo modo si distaccò completamente dall'arte figurativa ed andò contro la tradizione di usare pennello e cavalletto, decidendo inoltre di non servirsi per il gesto artistico della sola mano: per dipingere usava tutto il suo corpo. 
All'età di 44 anni, dopo aver lottato con l'alcool per tutta la vita, la carriera di Pollock fu improvvisamente e tragicamente interrotta l'11 agosto 1956, quando perse la vita in un incidente stradale, causato dal suo stato di ebbrezza, avvenuto a meno di un miglio di distanza dalla sua casa di Springs. Con lui viaggiavano due donne: la sua amante Ruth Kligman, sopravvissuta, e la di lei amica Edith Metzger, deceduta.

Era il maggio del 1950 quando il Metropolitan Museum of Art di New York annunciò l’organizzazione di un’importante mostra dedicata all’arte contemporanea americana. Assenti dal parterre degli invitati furono proprio i pittori che a partire dalla seconda metà degli anni Trenta avevano mosso i primi passi verso un linguaggio pittorico nuovo, rivolto all’Espressionismo Astratto. 
Nel gennaio del 1951 la rivista “Life” pubblicò l’emblematica fotografia di Nina Leen che ritrasse quindici degli “Irascibles” vestiti da banchieri,  definiti tali per via di una lettera di protesta inviata al Metropolitan Museum of Art, all'indomani della loro esclusione dalla mostra. Al centro della foto Jackson Pollock, con lui, oltre a Willem de Kooning, Mark Rothko, Barnett Newman e Robert Motherwell, Adolph Gottlieb, William Baziotes, James Brooks, Bradley Walker Tomlin, Jimmy Ernst, Ad Reinhardt, Richard Pousette-Dart, Theodoros Stamos, Clyfford Still e Hedda Sterne, unica donna del gruppo.
Protagonista indiscussa della mostra è l’opera Number 27, 1950 di Pollock, forse il suo quadro più famoso, nonché prestito eccezionale, data la delicatezza e la fragilità di questo olio, oltre alle sue dimensioni straordinarie − circa tre metri di lunghezza. Il Whitney Museum ha eccezionalmente acconsentito a fare viaggiare questʼopera, alla quale è dedicata unʼintera sala di Palazzo Reale. 
Rothko, de Kooning, Kline sono presenti con alcuni tra i capolavori più rilevanti della collezione del Whitney, come Mahoning di Franz Kline (1956), Door to the River di Willem de Kooning (1960) e Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) (1954) di Mark Rothko, accanto a opere di artisti come William Baziotes e Bradley Walker Tomlin, che con la loro produzione permettono una narrazione più completa, e diversificata, emblematica dell’epoca stessa e della prassi collezionistica del Whitney, precoce e importante sostenitore dell’Espressionismo Astratto.

Era una giornata di metà febbraio a Milano, quando sono entrata a Palazzo Reale, ma si percepivano temperature primaverili. Nonostante, appena avevo saputo della presenza di Pollock a Milano ho desiderato andare a vederlo, ero un po' dubbiosa su questa mostra perché avevo saputo che era presente un solo dipinto del celebre artista americano e pensavo che tutti gli altri quadri esposti fossero il classico contorno che, spesso, non è mai molto interessante.
Invece sono uscita entusiasta! Non solo la mostra è molto bene allestita, ma alcune tele sono davvero splendide. Appassionante poter vedere dal vivo la pubblicazione di un servizio di quattro pagine della rivista Life dell'8 agosto 1949 che si chiedeva: "E' il più grande pittore vivente degli Stati Uniti?". Ho adorato la gran parte dei dipinti con una speciale predilezione per Pollock, ovviamente, ma anche Rothko, de Kooning e Kline. Ho amato i loro quadri così ricchi di tecnica e che però grazie alla grande fantasia degli artisti mi hanno fatto spaziare e viaggiare con la mente. E' stato molto emozionante per me potere ammirare queste splendide importanti opere! Una mostra stupenda che mi è piaciuta molto e che mi sento di consigliare a tutti gli amanti dell'Espressionismo Astratto.


Pollock, Numero 27 , 1950